L'INFEDELE: ANNAROSA RACCA INTERVIENE SULLE LIBERALIZZAZIONI

"L'infedele": una buona occasione, peccato che il tempo fosse poco

 

"Sono le 23,15 e in questo momento ci sono 3.000 farmacie aperte capillarmente in tutt'Italia, che garantiscono assistenza sanitaria". Così ha esordito il presidente di federfarma Annarosa Racca, ospite alla trasmissione L'Infedele (La 7) condotta dal giornalista Gad Lerner. Ecco un messaggio di servizio pubblico, che le "farmacie non convenzionate" certo non offriranno. Poi appena il tempo di dire che le farmacie non hanno più il monopolio del farmaco, dato che i farmaci Otc e Sop sono già fuori e ora l'Aifa sta liberalizzando parte della Classe C, e che i farmacisti sono aperti alla liberalizzazione, "ma nell'ambito di regole ben definite, a tutela non della lobby ma della salute pubblica" e il tempo è scaduto. Finis.

Due battute dell'onorevole Tabacci ("vanno liberalizzate tutte le categorie, non soltanto taxi e farmacie") e del giornalista Stefanoni ("c'è un partito trasversale più potente di tutti, le professioni") e poi una veloce replica della dottoressa Racca sull'ereditarietà della farmacia (forse - caro Lerner - che i giornalisti, gli avvocati, i notai, i medici ecc., non si tramandano la professione?). Tanto è bastato al presidente di Federfarma per ricordare che il 65% degli attuali titolari ha acquistato la propria farmacia, il 25% l'ha vinta per concorso e soltanto il 10% l'ha ereditata ('E' un tema su cui dovremo tornare', ha precisato il ministro Balduzzi, facendo in particolare riferimento alla norma che consente, in caso di morte del titolare, di conservare per due anni la titolarità della farmacia, in attesa che il figlio si laurei).

Peccato che il tempo fosse ormai poco. Neppure al ministro Renato Balduzzi è stata data l'occasione per definire la differenza tra Otc-Sop e farmaci di prescrizione, che è il vero tema del contendere, favorendo così la convinzione che il farmaco di fascia C sia prodotto di "terza classe", di scarsa rilevanza terapeutica, distribuibile ovunque se c'è un farmacista. Positivo, comunque sia, il fatto che il ministro abbia affermato che "nessuno pensa di scardinare il sistema", che però abbisogna di "aria, perché ora è troppo rigido, troppo chiuso". Ma non bastava ampliare il numero delle farmacie sul territorio, senza creare nuove figure distributive? Ha pure ribadito non soltanto la necessaria presenza di un farmacista, ma anche di ben precisi limiti di accesso al farmaco. Stiamo a vedere.

La sensazione a pelle, dopo aver partecipato a un incontro dalle grandi aspettative, è che ormai la liberalizzazione - non soltanto della farmacia, ma di tutte le professioni - sia diventata la panacea di tutti i mali, la moderna teriaca che consentirà di salvare l'Italia dalla crisi. Questo è il vento forte (corsi e ricorsi storici, se pensiamo a Crispi e a Giolitti), contro cui sembra impossibile opporsi, anche perché nessuno è disposto ad approfondire le caratteristiche di un'evoluzione giudicata ormai ineludibile.

Altrettanto impossibile sembra poi poter precisare che non può essere giudicata lobby potente una categoria che, negli ultimi tre anni, ha subito prima uno sconto dell'1,4%, poi uno sconto dell'1,82%, tagli al tetto di spesa, tagli dei prezzi, pay back, distribuzione diretta, riduzione dei margini, e così via. Proprio una grande lobby la farmacia, caro dottor Gad Lerner.

Dispiace che solo a tarda ora, e per pochi minuti, si sia parlato di farmacia, per di più non tanto di liberalizzazioni, di parafarmacie e di vendita dei farmaci di prescrizione, quanto piuttosto della lobby dei farmacisti, l'unica vera curiosità di Gad Lerner: come mai -ecco la domanda di fondo- una categoria così limitata nei numeri e con due soli parlamentari, è riuscita a modificare un decreto legge del governo Monti, che gode di una maggioranza bulgara? Soltanto questo sembrava interessare, mentre è mancata la volontà, e il tempo, per approfondire che cosa significa liberalizzare le farmacie, quale fosse il peso terapeutico dei farmaci di classe C, perché l'Italia sarà l'unico Paese europeo con i farmaci di prescrizione dispensati fuori dalla farmacia.

E' mancata la possibilità di un maggiore approfondimento per far capire che cosa comporterà la liberalizzazione non tanto per i farmacisti, quanto per il cittadino e per il servizio farmaceutico. Liberalizzare la Classe C significherà che non potremo più parlare di "para"farmacie, ma di farmacie convenzionate (Classe A) e di farmacie non convenzionate (Classe  C). Che le prime continueranno a subire tutta la caterva di norme che regolamentano questo esercizio, dalla nascita alla sua gestione, oltre ad anticipare i costi del Servizio sanitario, mentre le seconde dovranno limitarsi a una semplice comunicazione al ministero della Salute e poi via libera: aperte dove c'è il business, senza abilitazione, senza turni, senza restrizioni gestionali e normative sulla testa. Quasi quasi, conviene optare per la seconda scelta...

 

Lorenzo Verlato


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